Servi di Dio

Don Silvio Gallotti

Tra i tanti sacerdoti che hanno nutrito una profonda devozione nei confronti nella Madonna del Sangue di Re, spicca la figura di don Silvio Gallotti, il cui ministero ha lasciato una profonda impronta nella vita della diocesi di Novara. Nasce il 22 settembre 1881 a Cannobio, borgo adagiato sulla sponda occidentale del lago maggiore, a 5 km dalla Svizzera. E' il terzogenito di Antonio Gallotti e Angela Borloni, di modeste condizioni economiche. Frequentate le scuole elementari di Cannobio, nel 1893 frequenta la 1 ª ginnasiale presso il seminario di Gozzano, passando al seminario dell'isola di S. Giulio del lago d'Orta per la 2 ª e 3 ª . Nel 1896 si sposta presso il Seminario S. Carlo di Arona per frequentare la 4 ª e la 5 ª . Per la prima e seconda classe di liceo ritorna a Gozzano. Nell‘ottobre del 1900 inizia gli studi teologici nel seminario di Novara. Il 29 giugno 1904 è ordinato sacerdote dal vescovo di Novara, mons. Mattia Vicario. Come primo incarico viene destinato alla parrocchia di Trarego, in qualità di reggente. Nel maggio 1905 si trasferisce come vicario a Cambiasca, che sta per essere eretta come parrocchia. Il 5 agosto 1906 è nominato coadiutore di Galliate; svolge il suo ministero prevalentemente tra i fanciulli e i giovani, occupandosi della loro formazione spirituale ed esercitando su tutti un forte ascendente. Il 1° gennaio 1911 inizia il nuovo incarico di direttore spirituale degli ottanta chierici delle ultime due classi ginnasiali e dei tre corsi liceali presso il seminario di Arona. Nel 1914 rilegge il Trattato della Vera Devozione a Maria di San Luigi Grignon da Montfort, considerandolo « il libro più prezioso che mai sia stato scritto fin qui in onore della Madre nostra » . La proposta che il Trattato fa è la santa schiavitù d‘amore nei confronti della Vergine. L'intervento della Vergine si scorge nella rigenerazione spirituale dell'uomo; questa è compiuta dalla grazia e l'anima deve collaborare. Il Montfort avverte che l'intervento della Madonna permette all'anima, da una parte, di essere generosa e, d'altra parte, di sentirsi un nulla davanti a Dio, in quanto deve attribuire tutto ciò che fa alla Vergine. Don Silvio così esprime il la principale intuizione del Trattato : « l‘ispirazione felice di chiamare la Madonna a lavorare in noi stessi, anzi di esserci dati a Lei, come fondo tutto suo, di cui Ella poteva disporre a suo piacimento » . Nel Trattato don Gallotti intravede un prezioso strumento per la formazione dei seminaristi, tanto che diventa il testo che commenta nelle sue meditazioni. Nel dicembre 1917 ne fa rilegare una copia e la porta a Re come ex-voto di riconoscenza alla Madonna (questo è ancora esposto accanto all'altare della Madonna), percorrendo a piedi la strada da Cannobio.

Nello stesso periodo matura anche un'altra significativa intuizione. Questa viene fatta risalire dallo stesso al 29 aprile 1917, in occasione della festa del Miracolo, e viene resa da un discepolo, Edoardo Carena, nella forma di un apologo. In esso la Vergine, rivolgendosi a don Gallotti, esprime il desiderio che presso il Santuario di Re si stabilisca un gruppo di sacerdoti. Questi saranno così caratterizzati: « Io vo che essi portino in sé la mia ardente carità, la mia fede invincibile, la profonda mia umiltà, la mia universale mortificazione e la mia incomparabile purezza » . Alla cura dei pellegrini uniranno, durante i mesi invernali, la predicazione itinerante, insegnando la disciplina della Vera Devozione . Conclude dicendo: « saranno i miei missionari che da me piglieranno nome » . Don Gallotti ritiene, così, di essere chiamato a formare una famiglia di missionari e da questo momento vi dedica innumerevoli energie. Tante volte si reca pellegrino ai piedi della Madonna di Re, chiedendo l'aiuto per poter realizzare l'intuizione. Quasi ogni anno celebra in Santuario la festa del 29 aprile, e vi trascorre diversi periodi prestandosi per la predicazione e la confessione. Nell'ottobre del 1921 riceve la nomina come rettore del seminario di Arona. Nell'accettare la richiesta del vescovo, mons. Gamba, egli pone come condizione quella di poter predicare e praticare in pubblico la Vera Devozione di Luigi Maria Grignon di Montfort. Nell'agosto 1925 scrive al Vescovo, mons. Castelli, comunicandogli il proposito suo e di alcuni sacerdoti di raccogliersi a vita comune. Il 26 dello stesso mese parlando con il Vescovo, riceve da questi l'esortazione ad inserire la sua opera nella Congregazione diocesana degli Oblati dei S.S. Gaudenzio e Carlo . Il 3 ottobre 1926 il Vescovo di Novara gli affida l'ufficio di direttore spirituale del seminario maggiore di Novara. E' colpito da un linfogranuloma di forma tubercolare, scopertogli per caso durante un intervento d'ernia il 5 gennaio 1927 all'ospedale di Novara. Gli viene suggerito un clima più mite. Lo ospita allora il parroco di Cannero sul Lago Maggiore. Il 13 marzo è ricoverato all'ospedale Castelli di Pallanza dove, dopo lunghe sofferenze, il 2 maggio del 1927 muore santamente.

Dopo la morte i suoi discepoli vengono avviati alla congregazione degli Oblati dalla proposta fatta da mons. Castelli. Nel 1928 vi entrano padre Elia Testa e padre Francesco Fasola. Seguono tanti altri fra cui ricordiamo padre Gaspare Uccelli (1934) e padre Francesco Maria Franzi (1942). Nel 1947 il vescovo Leone Ossola affida agli Oblati il Santuario di Re. Nel 1957 il Vescovo mons. Gilla Gremigni aggiunge al nome di Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo la qualifica di missionari di Maria . Si realizza così quanto auspicato e tenacemente preparato.

Il 3 settembre 1947 la salma di don Gallotti viene traslata al santuario della Pietà di Cannobio, nella cripta. Il processo ordinario diocesano di beatificazione si svolge a Novara fra il 1953 e il 1959; la Positio è presentata alla Congregazione per le cause dei Santi l'8 dicembre 1996. Il 19 aprile 2004, Papa Giovanni Paolo II, riconoscendone l' eroicità delle virtù, lo proclama venerabile