Re: geografia, storia e arte

Il Santuario di Re è molto conosciuto nella zona delle province di Verbania e di Novara, ma la sua fama tocca anche il varesotto e il milanese. La sua importanza è dovuta ai fatti avvenuti nel 1494. Per capire quanto accaduto occorre illustrare brevemente la collocazione geografica e la situazione socio-politica del piccolo paese di Re al tempo dei fatti miracolosi. Re (m. 710 s.l.m.) è, attualmente, il centro di un comune di circa 800 abitanti comprendente altri paesi disposti verso est sul versante solatìo lungo un raggio di 7 km (Folsogno, Meis, Dissimo, Olgia) fino al confine con la Svizzera. Re, che deriva il nome dal dialettale Rì (ruscello), si colloca all'estremità orientale della val Vigezzo ; questa è costituita da un altopiano disposto da est ad ovest, aperto alle due estremità. La Val Vigezzo, infatti, mette in collegamento l'Ossola con il Canton Ticino. Attraversata da due fiumi, Melezzo orientale e Melezzo occidentale, è attorniata da due catene di monti di una quota costante di circa 2000 metri. La valle si presenta ospitale a motivo del clima fresco d'estate e secco d'inverno.

La storia di un Miracolo che continua

I paesi posti nel fondo valle da est a ovest sono Re, Malesco, Santa Maria Maggiore, Druogno, Gagnone e Orcesco; quelli disposti sulla costa sono Olgia, Dissimo, Folsogno, Villette, Zornasco, Craveggia, Vocogno, Toceno, Prestinone, Crana, Buttogno, Albogno e Coimo.

In valle, ai tempi del miracolo, le forme di sussistenza consistono nell'allevamento praticato negli alpeggi, da cui si ricavano formaggi e carni, e nella coltivazione di segale, panico e grano saraceno. Nel XIV secolo, unitamente a tutta l'Ossola, la Val Vigezzo è oggetto di aspre contese tra il Vescovo e il Comune di Novara; ovunque vi sono parti soggette ora all'uno ora all'altro. Questa doppia giurisdizione viene lentamente meno all'inizio del XV secolo, quando si rassoda il dominio dei Visconti del ducato di Milano. Nel 1447 la Val Vigezzo viene concessa in feudo ai conti Borromeo. Con il passaggio del ducato di Milano dai Visconti agli Sforza, gli Svizzeri tentano ripetutamente di entrare nei territori che si affacciano dall'arco alpino sui laghi lombardi. La valle diventa la linea di congiungimento dei vari eserciti che vi si riforniscono con saccheggi e depredazioni.. Ad aggravare la situazione si aggiunge il fatto che gli ultimi decenni del XV e quelli iniziali del XVI secolo sono caratterizzati dalla pretesa dei francesi che vantano diritti sui territori d'oltralpe. L'Ossola è, così, contesa dai ducali e dai francesi, fra essi, inoltre s'incuneano gli Svizzeri; le tante guerre portano inevitabilmente povertà e carestia.

Concentrando la nostra attenzione sul piccolo paese di Re, vediamo che questo viene costituito come parrocchia in un'epoca compresa tra il 1323 e il 1354 ( esaminando l‘ultimo documento in cui non è configurato come parrocchia e il primo in cui compare con questo titolo), quando la zona comprendente anche Villette, Folsogno, Olgia e Dissimo, si separa dalla parrocchia di Malesco e sceglie come chiesa principale quella di Re, presso la quale si stabilisce un parroco. La chiesa parrocchiale, sin dal suo inizio, è dedicata a S. Maurizio martire, comandante della Legione Tebea, martirizzato al tempo dell'imperatore Diocleziano, a motivo di una disobbedienza agli ordini imperiali. Il culto di S. Maurizio, invocato come protettore dei cavalieri, è molto diffuso nelle regioni alpine occidentali. La chiesa è di modeste dimensioni (12 metri di lunghezza e 5 di larghezza), con un portico antistante. Lo stile con cui essa appare al tempo del miracolo è quello romanico.

Sulla facciata, sotto il portico, viene dipinta, sul finire del XIV o agli inizi del XV secolo, da un ignoto pittore un'immagine raffigurante la Madonna con Gesù bambino. Si tratta un'espressione artistica della definizione dogmatica del Concilio di Efeso del 431: Maria come madre di Dio. Questo concetto è espresso anche dalla frase scritta sul cartiglio che tiene in mano Gesù Bambino: IN GREMIO MATRIS SEDET SAPIENTIA PATRIS (nel grembo della Madre siede la Sapienza del Padre). Tale idea è sottolineata, inoltre, dall'accostamento di Gesù al seno materno: la maternità consiste non solo nel generare, ma anche nell‘alimentare; la Madonna è madre del Verbo fatto carne. Maria assieme al bambino, presenta anche una rosa. Questa è il simbolo della verginità, richiamo al fiore con cui l'arcangelo Gabriele viene solitamente raffigurato nell'annunciazione alla Vergine. Un'altra possibile interpretazione accosta il fiore a Gesù bambino, che nella tradizione teologico-poetica viene chiamato fiore della radice di Jesse . Si richiama, così, la profondità del mistero e la sua realizzazione ad opera della Trinità, indicata dalla triplicità del fiore e della radice. Accanto a questo, fervorosi predicatori vedono nella triplice rosa il simbolo della preghiera del rosario, allora diviso in tre gruppi di misteri: gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Quella che, a prima vista, può sembrare una mediocre opera artistica, racchiude, invece, un profondo simbolismo teologico.